Israel Shamir

Ideas that will Derail the descent to Barbarity

APRILE E’ IL MESE PIU’ CRUDELE

In un bellissimo giorno di primavera, quando i cieli della Terra Santa sono di un tenero azzurro e i prati sono verde brillante, i pullman con aria condizionata trasportano turisti dalla Citta’ della Pianura alla Citta’ delle Montagne. A poca distanza da meta’ tragitto, proprio dietro la ricostruita Bab el-Wad, il Cancello della Valle, il pullman incrocia gli scheletri dipinti di rosso di alcuni veicoli blindati. Questo e’ il luogo in cui la guida turistica fa il discorso di routine: “Questi veicoli sono in memoria dell’eroica battaglia degli ebrei contro la chiusura di Gerusalemme imposta dall’aggressione di nove stati arabi”. Il numero di stati arabi varia a seconda dell’umore della guida e da come voglia impressionare il suo pubblico.

La battaglia per un varco verso Gerusalemme e’ uno dei punti cruciali della guerra civile del 1948 in Palestina, e si concluse con la conquista da parte dei sionisti della prospera West End di Gerusalemme, con le sue ville di pietra bianca appartenenti ad aristocratici palestinesi, e a mercanti tedeschi, greci ed armeni. Nel corso di quella battaglia, i sionisti annetterono anche i dintorni, espellendo i non ebrei con una massiccia ondata di pulizia etnica. Per poter fare cio’, rasero al suolo tutti i villaggi palestinesi lungo la strada per Gerusalemme.

I carriarmati arrugginiti non sono lo scenario adeguato per la narrazione israeliana standard, e di certo non sono qualificati per la produzione di un film realistico. E’ una scena artefatta che manca del piglio di autenticita’ che i registi cinematografici richiedono. La storia della chiusura e dell’aggressione e’ un testo teatrale, non cinematografico. E’ la performance di chiusura per i turisti che vengono indottrinati in un viaggio non stop dal Muro del Pianto al Museo dell’Olocausto.

La guerra, su questa strada, era finita nell’aprile del 1948, settimane prima della nascita dello stato d’Israele, molto prima che le sfortunate unita’ arabe entrassero in Palestina per salvare cio’ che restava della popolazione nativa. Come osservo’ T.S.Elliot, Aprile e’ il mese piu’ crudele. E cosi’ fu quel fatale aprile in cui i palestinesi furono costretti ad iniziare un viaggio di 50 anni d’esilio. La sua apoteosi fu raggiunta presso l’ingresso di Gerusalemme, in cui i giardini Sacharov conducono ad un cimitero, ad un manicomio e a Deir Yassin.

>La morte ha molti nomi. I cecoslovacchi la chiamano Lidice, i francesi Oradur, i vietnamiti My Lai. Per i palestinesi, essa E’ Deir Yassin. La notte del nove di aprile 1948, i gruppi terroristici ebraici Etzel e Lehi attaccarono il pacifico villaggio e ne massacrarono gli abitanti, uomini, donne e bambini. Non voglio ripetere il triste racconto di orecchi tagliati, ventri squarciati, donne violentate, uomini bruciati, corpi cementati nella pietra o la parata in trionfo dei massacratori. I massacri sono tutti uguali, da Babi Yar a Chain Gang a Deir Yassin.

Invece, Deir Yassin e’ speciale per tre motivi. Uno, e’ documentato e testimoniato. Affiliati ebraici dell’Hagana e della Palmach, scouts ebrei, rappresentanti della Croce Rossa e la polizia britannica di Gerusalemme rilasciarono tutti testimonianze complete dell’evento. Esso era uno dei tanti massacri di palestinesi perpetrati dagli ebrei durante la guerra del 1948, ma nessuno ha ricevuto tanta attenzione. Cio’ e’ dovuto, probabilmente, al fatto che Gerusalemme, sede del Mandato britannico in Palestina, era praticamente dietro l’angolo.

Secondo, Deir Yassin, al di la’ del suo tragico destino individuale, ebbe conseguenze catastrofiche. L’orrore per il massacro facilito’ l’espulsione in massa dei palestinesi dai villaggi circostanti e diede agli ebrei il pieno controllo dell’entrata occidentale di Gerusalemme. L’esodo era l’unica scelta razionale possibile per la popolazione civile. Mentre scrivo’ cio’, mi arrivano dalla TV le immagini dei contadini macedoni che scappano dal teatro delle operazioni belliche. La famiglia di mia madre fuggi’ da una Minsk in fiamme il 22 giugno del 1941 e sopravvisse, mentre quella di mio padre rimase e peri’. Dopo la guerra, i miei genitori poterono tornare come qualsiasi altro profugo di guerra. I palestinesi, invece, non sono piu’ potuti tornare, fino ad oggi.

Terzo, le carriere dei massacratori. I comandanti delle bande Etzel e Lehi, Menahem Begin e Yitzhak Shamir, in seguito divennero capi del governo israeliano. Nessuno dei due espresse mai il minimo rimorso, e Menahem Begin visse fino all’ultimo in una casa con veduta panoramica su Deir Yassin. Nessun giudice di Norimberga, nessuna vendetta, nessuna penitenza, solo un tappeto di rose fino al Premio Nobel per la Pace. Menahem Begin era fiero dell’operazione, e, in una lettera ai killers, si congratulo’ con essi per aver adempiuto ad un dovere nazionale: “Siete i creatori della storia di Israele”, scrisse. Anche Yitzhak Shamir fu ringraziato per aver contribuito a realizzare il suo sogno: espellere i nochrim (i non-ebrei) dallo stato ebraico.

Il comandante in campo dell’operazione, Judah Lapidot, ebbe anch’egli una brillante carriera. Il suo superiore, Menahem Begin, lo incarico’ di condurre la campagna per convincere gli ebrei russi ad immigrare in Israele. Lui si appello’ alla compassione e alla riunione familiare; orchestro’ manifestazioni a New York e Londra, con il memorabile slogan: “Lasciate partire il mio popolo”. Se avete sostenuto il diritto degli ebrei russi ad immigrare in Israele, probabilmente vi siete imbattuti in quest’uomo. A quel tempo, le mani insanguinate di Deir Yassin erano state presumibilmente ripulite. Per l’indottrinamento politico degli immigranti russi, aveva persino pubblicato una “versione” in russo del best-seller di Lapierre e Collins, “Oh Jerusalem”, espurgato della storia di Deir Yassin.

Ma c’e’ un’altra ragione che rende questo avvenimento storicamente significativo. Deir Yassin dimostro’ il vero scopo delle tattiche sioniste. Dopo che l’eccidio di massa divenne noto, la leadership ebraica diede la colpa … agli arabi. Davide Ben Gurion, primo ministro d’Israele, annuncio’ che l’eccidio era stato perpetrato da bande violente di arabi. Quando questa versione crollo’ miseramente, i leaders ebraici cominciarono le procedure per arginare il pericolo. Furono inviate delle scuse all’emiro Abdallah, Ben Gurion ed il suo governo presero pubblicamente le distanze dall’orribile massacro, affermando che esso diffamava il nome di tutti gli ebrei onesti e che era il lavoro compiuto da qualche terrorista dissidente. Le sue tecniche di pubbliche relazioni rimangono una pietra miliare, fonte di orgoglio per tutti i buoni “liberali “pro-sionisti” all’estero.

“Che storia orribile, spaventosa”, mi disse un ebreo umanista quando lo accompagnai a visitare i resti di Deir Yassin, poi aggiunse: “Ma Ben Gurion condanno’ i terroristi, che furono puniti esemplarmente”. “Si”, risposi io, “furono puniti severamente e promossi alle piu’ alte cariche governative”.

Tre giorni dopo il massacro, le bande terroristiche furono incorporate nell’esercito israeliano, i comandanti ricoprirono alte posizioni e fu indetta un’amnistia generale per i loro crimini. La stessa trafila, un iniziale diniego, seguito da scuse, ed un atto finale di clemenza e promozione, fu seguita per la prima atrocita’ storicamente verificabile commessa dal primo ministro Sharon. Essa avvenne nel villaggio palestinese di Qibya, dove l’unita’ comandata da Sharon fece saltare in aria con la dinamite le case di Qibya con i suoi abitanti, massacrando oltre 60 tra uomini, donne e bambini. Dopo che il massacro divenne di pubblico dominio, il primo ministro Ben Gurion, dapprima accuso’ le violenti bande arabe, poi gli ebrei di origine araba. Per Sharon, invece, vi fu il consueto tappeto di rose fino alla carica di primo ministro. Sembra che per diventare primo ministro, in Israele, sia estremamente utile avere almeno un massacro alle spalle.

Anche il massacro di Kafr Kassem, in cui i soldati israeliani fecero allineare i contadini del villaggio e li abbatterono con un colpo alla nuca, fu trattato allo stesso modo. Quando l’iniziale diniego collasso’, ed un giudice comunista scopri’ gli orridi particolari del massacro, gli assassini furono giudicati da una corte marziale e condannati a pene severe. Prima della fine di quello stesso anno, erano gia’ fuori, ed il comandante del gruppo fu promosso a capo delle Israel Bonds. Se avete mai acquistato le Bonds israeliane, probabilmente lo avrete incontrato. Sono certo che si sara’ lavato le mani dal sangue di Kafr Kassem, quando avra’ stretto la vostra.

Ora, dopo 50 anni, l’establishment ebraico ha deciso, ancora una volta, di fare del “revisionismo” su Deir Yassin. La Zionist Organization of America e’ pioniera nell’arte di negare la storia ed ha pubblicato, a spese dei contribuenti americani, un libercolo chiamato: Deir Yassin, Storia di una menzogna. I revisionisti della ZOA hanno utilizzato tutti i metodi dei loro avversari, “i revisionisti dell’Olocausto”: hanno trascurato i racconti dei testimoni oculari e dei sopravvissuti, della Croce Rossa, della polizia britannica, degli scouts e di altri testimoni ebrei che erano presenti sulla scena del massacro. Hanno trascurato persino le scuse di Ben Gurion, dal momento che, dopo tutto, i comandanti di quelle bande divennero, l’uno dopo l’altro, primo ministro dello stato ebraico. Per la ZOA, aveva validita’ solo la testimonianza dei massacratori. Questo, ovviamente, se i massacratori sono ebrei.

Eppure, ci sono ancora dei giusti, ed e’ probabilmente a causa loro che l’Onnipotente non ci ha ancora sterminati dalla faccia della terra. C’e’ un’organizzazione chiamata Deir Yassin Remembered, che lotta contro tutti i tentativi di distorcere la storia. Pubblica libri, organizza incontri, e lavora ad un progetto per costruire un memoriale sulla scena del massacro, cosicche’ le vittime innocenti possano avere l’ultimo conforto, e il loro nome ed il loro ricordo siano preservati per sempre (Isaia 56:5). Bisogna fare tutto cio’, finche’ i figli sopravvissuti di Deir Yassin e dei villaggi circostanti non ritornino, dai campi profughi, alla terra dei loro padri.

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