Israel Shamir

Ideas that will Derail the descent to Barbarity

LO STUPRO DI DULCINEA

Le toccanti parole di Elie Wiesel (Gerusalemme nel mio cuore, NYT 25/1/2001) danno una bella immagine del popolo ebraico che, nel corso dei secoli ha desiderato, amato e pregato per essa, sussurrando il suo nome da una generazione all’altra.

Questa potente immagine ricorda a me, scrittore israeliano di Jaffa, qualcosa di familiare eppure elusivo. Alla fine ho fatto la connessione rileggendo il mio ben rilegato volume del Don Chisciotte. L’evocativo articolo di Wiesel e’ la meravigliosa reminiscenza dell’amore immortale del Cavaliere dal volto triste per la sua bella Dulcinea de Toboso. Don Chisciotte vaga per tutta la Spagna proclamando il suo nome. Compie imprese straordinarie, sconfigge giganti, che poi scopre essere mulini a vento, porta giustizia agli oppressi e tutto cio’ per amore della sua bella. Quando poi decide di averne abbastanza, manda il suo portatore d’armi, Sancho Panza, presso la dama con un messaggio d’adorazione.

Ora mi trovo nell’imbarazzante posizione di Sancho Panza. Devo informare il mio padrone, Don Wiesel Chisciotte, che la sua Dulcinea sta bene. E’ felicemente sposata, ha un mucchio di figlioli ed e’ piuttosto occupata nelle faccende domestiche. Mentre lui combatteva contro i briganti e deponeva governatori, qualcun altro si occupava della sua amata, la nutriva, la sosteneva, faceva l’amore con lei, la rendeva madre e nonna. Non precipitarti a Toboso, caro cavaliere, se non vuoi vedere il tuo sogno infranto.

Elie, la Gerusalemme di cui scrivi in maniera cosi’ toccante non e’ e non e’ mai stata desolata. E’ vissuta felicemente attraverso i secoli tra le braccia di un altro popolo, i palestinesi di Gerusalemme, che ne hanno avuto cura. L’hanno resa la splendida citta’ che e’, adornandola col meraviglioso gioiello della Cupola dorata di Haram el Sharif, e costruendo le case con archi appuntati, portici immensi, cipressi ed alberi di palma.

Essi non si preoccupano se il cavaliere errante visita la loro amata citta’ nel suo tragitto da New York a Saragozza. Ma sii ragionevole, vecchio. Resta nei limiti della storia e nell’ambito della comune decenza. Don Chisciotte non e’ arrivato in una jeep militare a Tobosa per violentare la sua vecchia fiamma. Ok, tu l’amavi e pensavi a lei, ma cio’ non ti da’ il diritto di uccidere i suoi figli, demolire i suoi giardini di rose e sistemare i tuoi stivalacci sulla tavola del suo salotto. Le tue parole non dimostrano altro che confondi il desiderio con la realta’. Continui a chiederti come mai i palestinesi vogliono Gerusalemme? Perche’ gli appartiene, perche’ ci vivono ed e’ la loro patria. Te lo garantisco, tu sognavi di lei nel tuo antico dialetto polacco. Cosi’ come tanta gente al mondo. Lei e’ meravigliosa e di certo vale la pena sognarla.

Elie, nei millenni tanta gente ha adorato questa citta’. Gli artigiani svedesi lasciarono i loro villaggi e vennero qui per costruirvi la deliziosa Colonia Americana, insieme ad una famiglia cristiana di Chicago, i Vesters. Puoi leggere di cio’ nei lavori di Selma Lagerlof, un altro Premio Nobel. Sulle pendici del Monte degli Olivi, i russi costruirono la Chiesa di Santa Maddalena. Gli etiopi eressero il loro monastero della Resurrezione tra le rovine lasciate dai Crociati.

Molti britannici sono morti per lei e vi hanno lasciato le orme del loro passaggio attraverso le cattedrali di San Giorgio e Sant’Andrea. I tedeschi vi costruirono la delicata Colonia Tedesca e curarono i malati della citta’ nell’ospedale Schneller. Un mio devoto bisnonno trovo’ riparo tra le sue mura nel 1870, ospitato dai generosi Gerusalemiti dopo aver lasciato un villaggio ebreo della Lituania. E’ stato sepolto sulle pendici del Monte degli Olivi.

Nessuno di questi ha mai pensato di poter violentare Dulcinea. Vi hanno solo lasciato bouquet di fiori architettonici a testimonianza della loro adorazione.

Vi sono legioni intere di adoratori di Gerusalemme. E’ fuorviante, da parte di Elie Wiesel, ridurre la lotta per questa citta’ ad un tiro alla fune tra ebrei e musulmani. E’ questione di ridare la proprieta’ a coloro che hanno diritto del possesso. La risoluzione di cio’ dovrebbe essere basata sul decimo comandamento, osservato dai nostri padri. Essi sapevano che la venerazione non si basa sul diritto di proprieta’. Milioni di protestanti venerano l’Orto del Getsemani posseduto dai cattolici, ma non ne trasferiscono la proprieta’ nelle loro mani. Milioni di cattolici venerano la Tomba di Maria, ma essa appartiene alle Chiese Orientali. Da generazioni, i musulmani si inginocchiano presso il luogo della nascita di Cristo a Betlemme, ma la Chiesa rimarra per sempre cristiana.

Cio’ che l’acqua ha inflitto a Gremlins nel film di Spielberg, il sionismo lo ha inflitto ai poveri contadini ebrei dell’Europa dell’Est. Li ha costretti a perseguire la pulizia etnica dei Gentili a Gerusalemme ovest, a trasformare l’ospedale Schneller e la chiesa in basi militari ed a costruire un Holyday Inn sulla cima della veberata tomba di Sheik Bader. Lo stato d’Israele proibisce ai cristiani di Betlemme di pregare nel Santo Sepolcro ed impedisce ai musulmani di eta’ inferiore ai 40 anni di partecipare alla preghiera del venerdi nella MOschea dell’Aqsa. Questi cambiamenti della citta’ attuati dal governo d’Israele accrescono il suo stupro.

Allo scopo di giustificare la violenza, invochi il nome di re Salomone e di Geremia, citi il Corano e la Bibbia. Lascia che ti racconti una storiella ebraica hassidica, che sicuramente avrai sentito raccontare nel tuo schtetl polacco. Una midrash ebraica, una leggenda, narra che Abramo aveva una figlia. Un sempliciotto hassid chiese al suo rabbi perche’ mai Abramo non avesse fatto sposare suo figlio Isacco alla ragazza. Il rabbi rispose che Abramo non voleva sposare un figlio reale ad una figlia leggendaria.

Le leggende sono fatte della stessa stoffa di cui sono fatti i sogni. Alcuni sono bellissimi, altri orrendi, ma nessuno di essi e’ valido come piattaforma politica per la conquista di una terra. Tu, Elie, certamente non vorresti perdere la tua casa privata di New York a causa di qualche verso scritto nel Libro dei Mormoni. Questo gioco della diffusione del vangelo sionista sta diventando irrilevante, ma giochero’ un altro round con te per il divertimento del pubblico. Come puo’ dirti ogni archeologo, Re Salomone ed il suo Tempio appartengono al regno della fantasia della figlia di Abramo. Inoltre il nome di Gerusalemme non e’ menzionato neppure una volta nel Libro Sacro degli ebrei, la Torah. Vuoi giocare ancora, Elie? Bene, ti diro’ di piu’. Nemmeno gli ebrei sono menzionati nella Bibbia ebraica. Tira fuori quel grosso librone dal tuo scaffale e cerca pure. Nessuno di quei grandi uomini leggendari che hai nominato, da Re Davide ai Profeti erano chiamati “gli ebrei”. Questo etnonimo appare per la prima ed unica volta nel Libro di Ester, uno dei piu’ recenti della Bibbia. L’autoidentificazione degli ebrei con le tribu’ di Israele e con gli eroi della Bibbia e’ valida tanto quanto la storia di Roma fondata dal principe troiano Enea. Se i turchi moderni, che si definiscono “i discendenti di Troia” conquistassero Roma, facessero saltare in aria i capolavori barocchi del Borromini ed espellessero i suoi abitanti per ristabilire la legalita’ di Enea, non farebbero altro che ripetere la follia dei sionisti.

I nostri antenati, gli umili contadini europei orientali di Yids, il cui linguaggio era lo Yiddish, si adornavano tradizionalmente con gli stupefacenti leono araldici degli eroi biblici. La loro pretesa di discendere da queste leggende era valida tanto quanto la pretesa dell’ambiziosa contadina Tess del romanzo di Hardy. Ma persino la leggendaria Tess non osa cospirare per cacciare via il signore dal castello e pretendere il maniero per se’.

Una volta, mentre camminavo con alcuni pellegrini cristiani verso la Chiesa del Santo Sepolcro, fui fermato da un ebreo hassidico. Lui mi chiese se i miei compagni fossero ebrei e, avendo ricevuto una risposta negativa, esclamo’ sorpreso: “Cosa cercano questi Goyyim Gentili nella Citta’ Santa?”. Lui non aveva mai sentito parlare della Passione di Gesu’ Cristo, il cui nome veniva usato come formula di giuramento. Io sono ugualmente sorpreso che un professore ebreo dell’Universita’ di Boston sia ignorante come quel sempliciotto ebreo hassidico. Gerusalemme e’ sacra per miliardi di credenti: cristiani cattolici, protestanti e ortodossi, musulmani sunniti e sciiti, ed a migliaia di ebrei hassidici e sefarditi. Eppure, come citta’, Gerusalemme non e’ diversa da qualsiasi altro posto al mondo: essa appartiene ai suoi cittadini.

Altri venti anni di controllo sionista su questa antica citta’ la trasformeranno in una qualsiasi Milwaukee e rovineranno per sempre il suo fascino. Gerusalemme deve ritornare ai suoi veri abitanti. Le proprieta’ confiscate di Talbieh e Lifta, Katamon e Malka devono tornare ai loro proprietari. Professor Wiesel, rispetta il diritto di proprieta’ dei Gentili come tu vuoi che i Gentili rispettino il tuo diritto alla tua bella casa. I luoghi santi di Gerusalemme sono regolati da uno statuto internazionale vecchio di 150 anni che non dovrebbe essere alterato. L’ultimo tentativo di manometterlo causo’ l’assedio di Sebastopoli . Il prossimo potrebbe causare una guerra nucleare.

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